Romanzo in vetrina: “Io ci voglio credere” di Francesco Gabriele
FRANCESCO GABRIELE
Francesco Gabriele nasce a Chieti il 15 Settembre del 1987.
La famiglia, di origini abruzzesi, si trasferisce a Latina quando lui ha soli due mesi.
Cresce così nel capoluogo pontino.
Fin dalle scuole medie comincia a coltivare l’interesse per il cinema e lo sport, attività che si trasformeranno in una vera e propria passione durante gli anni del liceo. Durante questi anni, infatti, oltre a praticare atletica leggera a livello agonistico, scriverà le prime sceneggiature e girerà i primi cortometraggi amatoriali.
Diplomatosi presso liceo classico nel 2006, si trasferisce a Roma dove si iscrive alla facoltà di Scienze Motorie e, nel contempo, continua i suoi studi di recitazione, iniziati a Latina, frequentando il corso professionale di arte drammatica presso la Scuola di Teatro Azione.
E’ proprio durante il primo anno universitario che Francesco comincia a mettere nero su bianco tutti i suoi sogni nel cassetto, le idee, le emozioni… Per più di un anno conduce una vita parallela, vivendo con gli occhi del protagonista non appena riesce ad evadere dalla realtà che lo circonda; scrivendo, il più delle volte, durante le ore notturne.
Così, nel febbraio del 2009, il suo primo romanzo vede finalmente la luce… Ed il titolo, profondamente sentito e ostinatamente voluto, rappresenta un messaggio per tutti coloro che, a dispetto delle difficoltà e dei fallimenti subiti, ancora credono nella possibilità che i sogni possano realizzarsi. “Io ci voglio credere”.
La storia di un gruppo di giovani alla vigilia degli esami di maturità.
I loro umori, le idee, gli slanci,le paure, i sogni, la passione per il cinema del protagonista Federico che trascina i suoi amici in riprese artigianali per produrre un cortometraggio, i problemi scolastici, di cuore e di amicizia, sono i temi di punta di questo romanzo.
Ambientato all’inizio dell’estate, proprio nel periodo di limbo fra inizio vacanza e fine degli studi, tra un giro in moto, una serata all’aperto, una marinata di scuola, le interminabili ore in classe, un amore che finisce e uno che comincia ed email, chat, sms, video e così via, niente accade che sia degno di nota ma in realtà tutto accade e i ragazzi trascorrono dall’adolescenza ad un incipiente maturità, simbolicamente segnata dall’esame e da un indimenticabile viaggio in macchina.
Citazione:
“Sarebbe poco originale dirti che quando sono con te, mi fai sentire “3 metri sopra il cielo”,
che ne ho conosciute di ragazze, ma “Come te nessuno mai”.
Perché non esiste “Manuale d’amore”, che sarà mai in grado di spiegare le infinite sfumature di quello che sento.
Insomma, quando ci sei tu, non faccio che chiedermi: “Che ne sarà di noi” ?
Perché ho una “Voglia di te”, che aumenta ogni attimo che trascorriamo insieme.”

PREFAZIONE di FEDERICO MOCCIA
Roma, “quanto ti lovvo!” Il mio viaggio nel libro di Francesco Gabriele voglio iniziarlo proprio così, citando lui stesso e i ragazzi di cui racconta. Roma è infatti cornice e complice di una storia attuale e giovane, raccontata in stile snello, agile, di pagina che corre veloce come le idee e i sogni dei suoi giovani protagonisti.
Pagina-classe, pagina-motorino, pagina-auto, pagina-festa, pagina-amicizia, pagina-incertezza, pagina-felicità, pagina-notte passata in bianco, pagina-primo bacio, pagina-amore. Ognuna porta con sé una goccia di quotidianità, di verità giovane e fresca per creare un puzzle variegato che somiglia ad uno dei diari che potremo trovare, potendolo aprire, in uno zaino qualsiasi appoggiato sul banco di scuola. E se proprio non troviamo il diario, basterebbero le confidenze di due amici che hanno davvero voglia di condividere a vicenda il loro mondo.
Ci sediamo accanto a Nicò e ridiamo con lui e di lui ma bonariamente, solo per scherzo e proprio come si fa tra amici. Anzi proprio come fa il suo compagno di classe, Federico, alias Frik, mio omonimo, rappresentante d’istituto al liceo classico, appassionato di cinema e soprattutto primo attore di quanto state per leggere. Lui è il vero protagonista, suo il punto di vista del racconto. O almeno così sembra. Perché più si procede nella lettura più scopre qualcosa di diverso, magari un altro sguardo… di una lei. Un intreccio di punti di vista per avere due diverse fotografie di una storia. Per avere il privilegio massimo del lettore, quello di svelare a se stessi qualcosa che nemmeno i protagonisti ancora sanno, dato che ognuno è principe solo del proprio mondo e non sa cosa sta facendo l’altro nel frattempo. Noi sì. Possiamo farlo. Possiamo seguire Frik, uno come tanti, uno come noi, uno al limite, intendendo per limite quel sottile filo su cui cammina un diciannovenne giunto all’ultimo anno di superiori in attesa di affrontare l’esame di stato e di capire cosa potrebbe accadere dopo. Ma prima di tutto questo deve ancora arrivare l’estate, l’ultima estate per un verso e la prima per un altro, tempo di mezzo, ponte sospeso prima di cominciare una nuova avventura di vita. E se i dubbi diventano troppi, se qualche pensiero scuro arrivasse ad oscurare il cielo, allora basterà andare in cerca d’azzurro scappottando un Maggiolone al ritmo degli Oasis, in compagnia magari di due ragazze, di cui una non sarà soltanto un incontro casuale e un nome da dimenticare nel vento. Così la giusta leggerezza tornerà ad illuminare tutto e un nuovo sentimento inizierà a crescere lentamente nel cuore.
Leggendo possiamo spaziare seguendo Monica, la migliore amica di Frik nonché bellissima ragazza che riserverà molte sorprese e che ci ricorda anche l’importanza di quei rapporti che nascono quando si è ancora piccoli e ci si sceglie così, per simpatia improvvisa e magari poi ci si aiuta per sempre. Possiamo seguire le folli svirgolate in Scarabeo nero di Giorgio, sempre in cerca di qualche novità, scoprire di chi si innamorerà, cercare di capire cosa pensa Alfredo sotto sotto, riconoscersi nei rimproveri e nelle apprensioni di due genitori e nelle litigate complici con una sorella, assaporare il gusto leggero dell’uscita di scuola, la liberazione che ne deriva, l’idea di un pomeriggio da trascorrere in preda al solito atroce dubbio: tentare d’imparare in due ore varie pagine del libro di matematica dimenticate da giorni al grido “gli integrali, questi sconosciuti”, oggetto del prossimo compito in classe, o prepararsi a saltarlo, quel compito, sostituendolo con un bel giretto in centro in compagnia di due nuove amiche tutte da scoprire? E la risposta più saggia è anche quella più impensabile. E ancora seguiamo con occhio curioso la scoperta del mondo femminile da parte dei ragazzi, le sue incognite, variabili da scoprire senza che nessuno dica mai quali sono le formule per queste affascinanti equazioni. Ci siamo anche noi seduti davanti allo schermo del computer a leggere i loro vari scambi in chat, anche noi siamo seduti attorno al fuoco di notte su una spiaggia di maggio, a completare il cerchio degli amici, quando l’acqua del mare è ancora troppo fredda, e parlare dei sogni da realizzare riscalda un po’. Anche noi ascoltiamo, timidi e rispettosi, ma anche curiosi, quella prima, fondamentale telefonata notturna che unirà inevitabilmente due nuovi amici, le due “F” di questa storia. Perché in mezzo a quelle parole ne sono nascoste altre, più profonde, più nostre che ci ricordano qualcosa che abbiamo vissuto o ci proiettano nel sogno che vorremo vivere. Poi ad un tratto proprio lì, in mezzo a quel dialogo notturno, ecco comparire anche Babi e Step, Pallina e Gin e le loro storie si mischiano magicamente e a distanza con quella che sta per nascere. Ed un nuovo tatuaggio è ora pronto a sbocciare sulla pelle. Magari rappresentando due “F” intrecciate, chissà, è ancora presto per dirlo. Perché intanto qualcuno soffre e ancora non sai perché ma magari un giorno potrai essere proprio tu la cura. La risposta. La sorpresa pazzesca che farai per quel nome, uno solo, che riempie la testa e l’aria, un nome come tanti forse ma di colpo speciale, come sempre accade per ogni nome prima che un cuore lo adotti: Francesca.
Arcobaleno di sensazioni colorate che arrivano a stupire dopo un giorno di pioggia. Tematiche attuali, messe in fila e poi mischiate per restituire la massima sensazione di credibilità e corrispondenza. Musica a sottolineare i momenti più importanti. Semplicità di un racconto che non pretende certo di abbagliare e sconvolgere il lettore, non è il suo scopo. Pagine che vogliono offrire in modo onesto una sfumatura in più da aggiungere al vasto panorama presente sulla letteratura dei giovani e sui giovani, alla tavolozza della loro magnifica essenza. Per raccontarli anche così. Per dire una volta di più “io ci voglio credere”. Perché mica esiste un altro modo per realizzare i sogni, vero Frik?
FEDERICO MOCCIA
- Francesco Gabriele, attore e autore rappresentato da Studio Emme di Sergio Martinelli -
Francesco Gabriele nasce a Chieti il 15 Settembre del 1987.



